Una conversazione con
Lucrezia e Costanza Malabaila

Le prime notizie di attività e di produzione di vini della nostra proprietà risalgono 1362, a testimonianza n un documento, ritrovato nell’archivio del castello, si attesta l’acquisto da parte della nostra famiglia del primo terreno atto a diventare vigneto, il Castelletto, da cui prende il nome il nostro vino più importante e rappresentativo, un Roero al cento per cento Nebbiolo.

Sempre in archivio sono state ritrovate nove lettere in cui il principe di Piemonte, Vittorio Amedeo di Savoia nel febbraio del 1623 chiedeva i vini Malabaila per l’uso a Corte e in occasione del matrimonio del figlio.

L’ultimo discendente Malabaila è stata mia nonna, andata in sposa al conte Carlo dal Pozzo con cui ebbe due figli, una femmina e un maschio, che però non si sposò e non ebbe eredi. Oggi, quindi, gli eredi legittimi sono i miei figli.

La costruzione dell’edificio risale al 1270 e nasce un po’ come fortezza, voluta da Antonio e Domenico Roero, due fratelli che si divisero il castello, tenendo uno l’ala est e l’altro quella ovest. Il salone di rappresentanza fu invece oggetto di varie battaglie tra i due fratelli fino a quando, nel 1512, subentrarono i Malabaila che, un po’ per matrimonio e in parte per successivi acquisti, entrarono in possesso dell’intera proprietà. L’edificio è stato poi negli anni ingrandito e trasformato in dimora gentilizia.

Uno dei personaggi più influenti della famiglia è stato Luigi Gerolamo Malabaila, ambasciatore italiano presso la corte d’Austria dove incontra e sposa Maria Anna Palffy-Ordöd degli Esteràzy, notissima famiglia austriaca. Luigi Gerolamo decide allora di stabilirsi a Vienna dove rimane poi per tutta la vita: giudicava infatti questo castello troppo piccolo e inadeguato per la sua numerosa famiglia (ebbe undici figli). Pur non venendoci, provvide comunque ad arredarlo: molti dei mobili che oggi decorano il salone provengono da Vienna, tra cui anche il grande tavolo, trasportato fin qui dalla capitale austriaca con un carro di buoi.

La nostra produzione di vino, su circa 22 ettari di vigneto, si aggira sulle 100 mila bottiglie all’anno. Il terroir del Roero è ricco di minerali ed è più sabbioso rispetto a quello delle Langhe. Le nostre colline sono inoltre un po’ più piccole e più alte (sui 350 metri), con un terreno che favorisce lo scorrimento dell’acqua, impedendo il ristagno dei liquidi.

Un tempo la vinificazione veniva fatta interamente al castello e sempre al castello si sistemavano le botti. Poi, per comodità, la produzione è stata spostata alla cascina Pradvaj (termine piemontese che significa arnese), una cascina antica, del 1700, in cui veniva raccolto il grano e si allevava il bestiame, con una cantina notevole.

E’ qui che, nel 1985, partendo da un vitigno vecchissimo si è iniziato a fare il Roero Arneis Docg, uno dei nostri vini migliori, un bianco dal profumo di fiori e frutti freschi. Terra famosa per i rossi, un tempo ci si limitava a mettere alcuni grappoli d’uva bianca all’inizio dei filari per attirare gli uccellini che li preferivano per il sapore più dolce, risparmiano così l’uva rossa.

Quanto alla designazione dell’Unesco, è certamente una grande occasione offerta per promuovere l’eccellenza dei nostri prodotti. Un’opportunità per far scoprire un territorio meraviglioso e spesso poco conosciuto, poiché i piemontesi , popolo timido e riservato, vivono con una qualità della vita molto alta immersi in un territorio splendido e coltivando da sempre una tradizione enogastronomica impareggiabile.